Perché il nuovo Articolo 17 della Direttiva UE sul copyright limita la condivisione di contenuti online

Molto più controllo sui contenuti, più possibilità di essere citati per violazione dei diritti d’autore e, di conseguenza, rischio di dover abbandonare il mercato della condivisione dei contenuti online. Sono gli effetti che potrebbe avere il nuovo articolo 17 (ex articolo 13) della Direttiva Europea sul Copyright “Use of protected content by online content sharing service providers”, approvata lo scorso 15 aprile a Strasburgo.

La nuova direttiva preoccupa non poco le grandi piattaforme di contenuti, che sono già sul piede di guerra. Essa infatti modifica profondamente il modo in cui le piattaforme dovranno gestire i contenuti coperti da copyright. Il testo dell’articolo 17 afferma che le piattaforme digitali sono responsabili per la pubblicazione di contenuti protetti da copyright: si tratta di una novità assoluta, perché fino ad oggi le piattaforme non avevano questo tipo di responsabilità. Dalla direttiva sono però esentati alcuni soggetti, come Wikipedia e le altre enciclopedie gratuite online, gli studi accademici pubblicamente consultabili, i meme, le immagini GIF e altre ancora. La nuova legge prevede inoltre che i titolari del diritto d’autore (scrittori, giornalisti, artisti etc) debbano essere retribuiti dalle piattaforme per lo sfruttamento delle loro opere, anch’essa una grande novità per il settore.

I titolari dei contenuti, in caso di violazione dei diritti d’autore, potranno chiedere risarcimenti alle piattaforme che li abbiano pubblicati sul web, che verranno considerate responsabili della violazione. Se ad esempio un utente pubblicasse su Youtube una versione piratata dell’ultimo film Marvel, la Walt Disney potrebbe non solo far causa all’utente , ma anche a YouTube. Lo stesso potrebbe accadere se un utente pubblicasse su Facebook una foto coperta da copyright: il titolare dell’immagine si rivarrà non solo sull’utente, ma anche sull’azienda di Mark Zuckerberg.

I giganti del web come Youtube, Facebook, Amazon etc hanno ovviamente i mezzi necessari per affrontare questa rivoluzione, mentre le piccole aziende con meno di 3 anni di attività, una media di meno di 5 milioni di visitatori unici al mese e che fatturano meno di 10 milioni di euro l’anno sono esentate dalla nuova legge. I problemi più seri li avranno quindi le aziende medio-grandi, che non possono permettersi filtri o altri sistemi per tutelarsi dai rischi derivanti dall’articolo 17.

Molti accusano l’articolo 17 di essere un tentativo di eccessivo controllo se non di censura del web, ed è innegabile che questa nuova legge europea cambierà radicalmente il mondo dei social media, in Europa come nel resto del mondo.

La nuova direttiva ha superato il voto del Parlamento Europeo a fine marzo, è stata ratificata dal Consiglio Europeo e lo scorso 15 aprile è diventata legge. Adesso gli Stati membri hanno 2 anni per recepirla nella loro legislazione nazionale.

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