Utilizzati ormai da anni su tutti i principali social network, pochi sanno che gli hashtag esistono da oltre 30 anni. Era infatti il lontano 1988 quando, all’interno della Internet Relay Chat (IRC), gli utenti chattavano discutendo di argomenti specifici che venivano etichettati anteponendo all’oggetto il simbolo del cancelletto (se ad esempio si voleva parlare di calcio, bisognava entrare nel canale #football).

Per vedere sbarcare gli hashtag sui social media, però, bisognerà attendere il 2009, anno in cui entrarono prepotentemente nel linguaggio di Twitter, per approdare in breve tempo anche su Instagram e, in misura minore, su Facebook e Linkedin.

 

Gli hashtag generano engagement?

Ma gli hashtag sono davvero in grado di generare engagement nei nostri utenti? La risposta è sì, poiché permettono di collegare direttamente i clienti ai brand. Su Instagram, inoltre, ci consentono di filtrare e organizzare i post, e anche di “seguire” tutti i contenuti che includono quella specifica parola chiave (funzione attiva anche su Linkedin). Questa funzionalità degli hashtag per le aziende è utilissima, poiché ai brand di apparire anche nelle bacheche degli utenti che non rientrano nel loro target.

 

Hashtag rilevanti

È molto importante ricordare che utilizzare hashtag generici ha i suoi pro e contro: se infatti da un lato ci permette di arrivare a moltissimi utenti, allo stesso tempo i nostri post dovranno competere con moltissimi concorrenti. Il consiglio è allora di scegliere degli hashtag mirati che identificano il nostro business: questo limiterà notevolmente la concorrenza e ci farà arrivare al nostro target e ottenere quindi l’engagement sperato.

Ad ogni modo, usate sempre gli hashtag: uno studio di Agorapulse ha dimostrato infatti che i post contenenti anche un solo hashtag ricevono il 70% in più di engagement rispetto ai post senza.