Cosa succede quando una PMI in crisi incontra il digitale? O quando un settore nobile come quello dell’artigianato in un paese come l’Italia subisce un calo e decide di rilanciarsi attraverso il web marketing?

Te lo raccontiamo noi, o meglio te lo racconta Diego Mulfari, nominato da tanti l’Imbianchino 2.0. In realtà, colui che è diventato tale è il suo papà Felice: Diego nel 2012 ha preso in mano con lui l’attività di famiglia e l’ha risollevata grazie al sito Mulfari Felice Imbiancature ben realizzato e indicizzato, ad un blog e a tutta la comunicazione sui social network.

Forte della sua esperienza precedente nel campo, ha avuto cuore e coraggio. Ha sfruttato un settore che oggi è in forte espansione, ma che pochi utilizzano. Ad oggi una PMI su 10 non possiede un computer, una su cinque non ha un portatile e più della metà di queste non utilizza un tablet. In più, la quasi totalità delle aziende più grandi si affida a strumenti digitali, mentre man mano che il numero dei dipendenti scende, diminuisce anche l’uso delle risorse che il web mette a disposizione. Tutti questi dati sono frutto di studi di settore.

Diego ha fatto, insieme a suo padre, quello che pochi fanno: ha trasformato un momento di difficoltà in un’opportunità unica, unendo le forze e convertendo una crisi in clienti veri e propri. Il tutto grazie al web.
Ti presentiamo quindi il primo Imbianchino 2.0 d’Italia e speriamo ne prenderai l’esempio virtuoso.

Ciao Diego, ci racconti perché hai sentito di avviare questo progetto per Mulfari Imbianchino?
Ciao Alessandra e grazie innanzitutto per ospitarmi. Il progetto Mulfarimbianchino, come ho detto più volte, è stata come una vocazione. Lavorare con la mia famiglia e per la mia famiglia mi fa sentire vivo e utile per le persone che più amo al mondo. Credo che non ci sia niente di meglio. Inoltre ho sempre pensato di lasciare una buona eredità ai miei posteri, oltre che riuscire a generare valore per i miei contemporanei. Ispirarli in qualche modo. Ecco, questo è quello che ho sentito quando ho avviato il progetto. E sento tuttora.

Quali sono state le maggiori difficoltà in questo percorso e cosa ti hanno permesso di imparare e acquisire sia a livello personale che professionale?
Le maggiori difficoltà sono state a livello psicologico: per esplorare un terreno mai battuto ho dovuto eliminare molti dei miei condizionamenti mentali autosabotanti che mi portavo dietro dall’infanzia e combattere la sensazione di mancato riconoscimento sociale sul breve termine. Avevo perso la capacità di avere pazienza, e di essere resiliente alle difficoltà. E questo progetto è stato davvero una bella palestra.

Qual era il tuo principale obiettivo all’inizio di questa avventura? E come l’hai raggiunto? Se non l’hai ancora raggiunto, cosa pensi di fare?
Il mio principale obiettivo era quello di salvare l’attività di tinteggiature di mio padre dal tracollo finanziario e dalla conseguente chiusura. Parallelamente volevo testare la magia del Web, la potenza di Internet per un tipo di attività mai così tanto digitalizzata. Direi che l’ho raggiunto.
Quello che non ho ancora raggiunto, per problemi di contesto economico e di costi del lavoro, è l’obiettivo di generare occupazione per gli imbianchini del mio entorno geografico, che sono attualmente disoccupati. Ma ci sto lavorando e sono molto fiducioso per il futuro. I dati sulle ristrutturazioni delle case crescono e mi danno molta fiducia.

Sappiamo che la tua storia e quella di tuo padre ha avuto un grande riscontro, soprattutto nel mondo del web e ha ispirato tante persone. Qual è il motivo principale per cui, secondo te, la vostra iniziativa ha avuto così tanto successo?
Credo che la nostra storia di imbianchini digitali continui ad emozionare ed ispirare molte persone perché è autentica. In tanti purtoppo hanno vissuto gli effetti devastanti della crisi economica, sia a livello economico che psicologico e cercano qualcuno a cui aggrapparsi per tornare a credere nel futuro.
Inoltre il tessuto industriale italiano è formato in maggioranza da attività a conduzione famigliare e microimprese (come la nostra) che hanno ancora seri problemi a rilanciarsi attraverso il digitale (spesso per problemi di alfabetizzazione digitale) e ci prendono come modello.
I giovani invece hanno bisogno di una guida, di un modello da seguire, sia a livello professionale ma anche umano. Hanno bisogno di concretezza, di storie vere e di motivazione per rimanere nel Bel Paese e riuscire a lavorare per avere un futuro migliore. Per loro e per i loro figli.

Alla luce della tua esperienza personale e professionale, come vedi il futuro delle PMI nei prossimi anni?
Nei prossimi anni vedo una selezione naturale per le PMI, in stile darwiniano. Le piccole e medie imprese che si riusciranno a digitalizzarsi, potranno prima di tutto sopravvivere e poi tornare a crescere. Una crescita sostenibile che non avrà niente a che vedere con il boom economico degli anni 80 e 90 ma che comunque potrà generare abbondanza per i nuovi imprenditori digitali.
Le PMI che rimarranno invece legate al passato e non asseconderanno questo cambio di paradigma, abbracciando Internet, saranno purtoppo spazzate via. Diventeranno obsolete.

Non vuoi diventare obsoleta, vero?

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